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i rami dei platani s’aggrovigliano
senza linfa
in geometrie inusuali
tra i pallidi pigmenti
di un sole impermanente
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respira il fiume
eleganti graffiti
vetrose evanescenze
al ritmo increspato
di un vento tagliente
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mi abbandono a derive sgranate
ordinate dal tempo
tutto mi appare indefinito
come una vita condensata
in un solo fotogramma
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lacera il velo di nuove prospettive
la nostra pelle avvolta
in ombre azzurre di timidi pudori
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lenta ti muovi come un rito antico
languidi gesti
tra ritrovate linee di liquido piacere
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è una musica ardita
solo un nudo fraseggio di affannati respiri
un armonico giro di indomate passioni

rigidi manichini in simmetrie sfalsate
tracciano ardite prospettive
nel lampo innaturale di futili vetrine
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forme ovali di teste rarefatte
lattescenti visioni
gli occhi solo orbite scavate
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acefali tailleur obliqui simulacri
metafisici sogni
di eleganti astrazioni
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serici involucri in serie limitata
sospesi in cieli gialli
tra nuvole sfrangiate di un rosso veneziano
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volti neutrali senza linfa
tra corpi traslucenti senza testa
tra corpi di una pelle senza corpo
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svela crudeli intimità di stragi senza tempo
questa domenica d’inverno
a via Condotti

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l’inverno brinato mi coglie nelle mie debolezze
fa riaffiorare sentimenti increspati
li avvolgo con un leggero velo di disincanto
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la mia pelle riflette una luce pallida
azzurrata
ha una calma innaturale
come il tuo vestito asimmetrico
intarsiato di colori a contrasto
che illanguidisce sul parquet
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non mi disturba questa realtà sfocata
fodera la mia enclave privata
senza contaminarla